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Libri

La saggezza del convento: alla scoperta del nuncore (1a parte)

Posted on7 Aprile 2026
Home  >  Libri • Musica  >  La saggezza del convento: alla scoperta del nuncore (1a parte)

La saggezza del convento arriva in Italia

L’ultima popstar a “prendere il velo” è stata Lily Allen. Per gli auguri di Natale alle sue fan, il 24 dicembre ha postato una foto vestita da suora sexy: tacchi a spillissimo rossi, calze a rete, tunica nera tirata su per scoprire le gambe accavallate, velo, soggolo e sigaretta accesa in mano al posto del rosario. È uno degli scatti promozionali di West End Girl, l’album in cui racconta il naufragio del matrimonio con l’attore David Harbour (Jim Hopper di Stranger Things), scoperchiando un vaso di Pandora di tradimenti e meschinità. Chissà se qualcuno sotto l’albero le ha messo una copia di Convent Wisdom, in italiano La saggezza del convento, di Ana Garriga e Carmen Urbita, il libro che nel 2023 ha scatenato aste furibonde alla fiera di Francoforte (in Italia se l’è aggiudicato Mondadori). Sottotitolo: “Come le monache del Sedicesimo secolo possono salvarti la vita nel Ventunesimo”. 

La saggezza del convento Carmen Urbita, Ana Garriga

Uno dei capitoli è dedicato all’amore ed è incentrato su grandi passioni lesbiche del 1500 e del 1600, come quella tra María Luisa Manrique de Lara y Gonzaga e Sor Juana Inés de la Cruz, Beatriz de la Concepción e la Beata Ana de Jesús, o Inés de Santa Cruz e Catalina Ledesma. Alcune circostanze si applicano alla perfezione alle coppie contemporanee perché – e questo vale in ogni settore della vita – secondo le autrici tutto quello che succede a noi è già successo alle monache di cinque o sei secoli fa: “Quando sei vittima dell’autoinganno, c’è sempre un trattato religioso del diciassettesimo secolo in grado di salvarti”. In effetti hanno ragione.

Ieri e oggi, non cambia (quasi) niente

Gli editori di Sor Juana Inés de la Cruz (poetessa e intellettuale, una delle figure religiose più celebri del 1600) inclusero un disclaimer alla sua raccolta di poesie per rassicurare i lettori sul fatto che la relazione tra lei e la viceregina María Luisa era scevra da qualsiasi comportamento immorale. Per ragioni simili, nelle interviste promozionali Lily Allen – su consiglio dei suoi legali – ribadisce che West End Girl è sì autobiografico, ma non va inteso “come fosse il vangelo”. Fatta questa precisazione, in Pussy Palace, una delle canzoni, elenca con l’aplomb di un’anatomopatologa i reperti trovati nell’appartamento dove era andato a vivere il marito: lettere d’amore di donne affrante, grovigli di lenzuola gettate a terra, capelli extraconiugali e una busta del supermercato piena di sex toys, plug anali e lubrificante in centinaia di preservativi. Las Cañitas, le canne, è il soprannome con cui sono passate alla storia Inés e Catalina, dall’arsenale di dildo che usavano nei loro incontri minuziosamente descritti negli atti del processo che si svolse contro di loro nel 1603.

Reduce da un tè con un’amica durante il quale abbiamo parlato di calo del desiderio, cellulite, ritenzione idrica, pelle secca, benefici degli integratori al collagene, e di gel alla soia e all’acido ialuronico per uso topico (anche se non quello previsto originariamente nel foglietto illustrativo), quando ho messo le mani sulla copia di Convent Wisdom il primo capitolo che ho consultato è stato Body, corpo. La sezione si apre nel monastero delle Cappuccine a Città di Castello nell’ultimo decennio del XVII secolo con la descrizione delle estreme mortificazioni alimentari di Veronica Giuliani, ispirate alla It Girl del XVII secolo: Santa Caterina da Siena e la sua santa anoressia. “Il fatto che l’anoressia sia santa o nervosa dipende dal tipo di cultura nella quale si trova la giovane che lotta per acquisire il dominio della propria vita”, scrive lo storico Rudolph M. Bell nel saggio dedicato al digiuno e al misticismo dal Medioevo a oggi. L’altroieri santa, ieri top model, oggi monaca, domani perlomeno beata.

Rosalia
Rosalia, scatto per la copertina dell’album Lux

Le monache sono ovunque

Garriga e Urbita sono due accademiche e si sono incontrate alla Brown University grazie all’interesse comune per le monache dal Medioevo al 1700, una passione da cui è nato il fortunato podcast Las hijas de Felipe. Nell’introduzione a Convent Wisdom scrivono che “le monache sono ovunque” e citano alcuni casi dello show business: il costume da suora sfoggiato dalla cantante Chappell Roan sul palco dello Hinterland Music Festival (un omaggio al leggendario gruppo queer Le Sorelle della Perpetua Indulgenza, una rete internazionale di beneficenza che usando l’iconografia cattolica e delle drag queen raccoglie fondi per le cause LGBTQ+ e la lotta all’AIDS) e lo sketch del convento nel Saturday Night Live condotto dal rapper Bad Bunny, ospite speciale Mick Jagger nelle vesti di una suora carnalissima.

Rihanna era comparsa vestita da suora sulla copertina di “Interview” nella primavera del 2024, trucco alla Rocky Horror Picture Show, soggolo e tunica sbottonata che lasciava intravedere un tatuaggio sotto ai seni; ma la testimonial attuale del fenomeno nuncore è Rosalia. Per la copertina di Lux, il disco che per molti è l’album del 2025, ha scelto una mise castissima: velo bianco e tunica aderente accollata sopra le braccia conserte, più camicia di forza che abito monacale. Quando non porta il velo, la musicista catalana sfoggia lunghi capelli neri con una schiaritura circolare sulla sommità che ricorda un’aureola. Lux è ispirato alla mistica della femminilità ed è il risultato della lettura di agiografie e testi di Simone Weil, Chris Kraus e l’immancabile Ildegarda di Bingen.

Sister Michael
Siobhán McSweeney nelle vesti di Sister Michael in Derry Girls

Dimentichiamoci quindi di Emily Watson nel ruolo dell’abbadessa sadica e affamata di potere in Piccole cose come queste, il film che racconta l’orrore delle Case Magdalene in Irlanda, e magari pensiamo a Sister Michael di Derry Girls, cintura nera di judo, convinta che Dio è donna. L’estetica nuncore è positiva e rivoluzionaria, “uno scacco matto all’isolamento e all’alienazione della vita nel Ventunesimo secolo”, si legge in Convent Wisdom; su “Retina”, la piattaforma transmediale su tendenze e innovazione di PRISA Media, Eduardo Infante scrive: “Le parrocchie, le processioni o i canti gregoriani non li attraggono come reliquie, ma come rifugi dal rumore, come spazi dove l’anima può respirare. In essi [i giovani] trovano qualcosa che la postmodernità e la cultura digitale hanno negato loro: l’esperienza del silenzio, dell’attenzione, del mistero condiviso e della speranza”. 

La parola “nuncore”

A coniare il termine nuncore è stata la giornalista di moda Maria Stanchieri in un articolo per NSS Magazine dell’ottobre 2022: “Per nun-core intendo quella declinazione del church-core indissolubilmente legata al minimalismo austero degli Amish, quasi a richiamare la divisa indossata dalle ancelle di Cristo – tonaca nera e velo – sorvolando sulla matrice e simbologia religiosa. Un look austero, pudico, discreto, ma allo stesso tempo autoritario e non banale, che richiama la dimensione estetica dell’abbigliamento delle suore, ma in chiave laica. Negli anni Trenta, Cristóbal Balenciaga fu il primo ad attingere all’immaginario del clero spagnolo per le sue collezioni total black, aprendo la strada a un filone della moda a cui gli stilisti avrebbero fatto riferimento ampiamente e ripetutamente”.

Il fenomeno ormai trascende l’ambito della moda e si estende allo stile di vita e alle aspirazioni. “Le ragazze non vogliono più essere principesse, preferiscono farsi monache”, scriveva lo scorso ottobre su El País Nuria Labari: “L’ultimo album di Rosalía è esemplificativo di una tendenza globale che spinge alcune donne a prendere in considerazione l’idea di diventare suore o, almeno, di cercare la libertà lontano da una società oppressiva”. L’articolo prosegue citando altri esempi di nuncore come Los domingos, il film di Alauda Ruiz de Azúa (vincitrice della Concha de Oro all’ultimo Zinemaldia di San Sebastián) su una ragazza che vuole diventare monaca di clausura; o il romanzo della scrittrice basca Aixa de la Cruz, Todo empieza con la sangre (Tutto comincia con il sangue), “che traccia il cammino di una giovane laica dallo scontento al convento”. L’articolo continua qui.

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