Un ricordo di Marianne Faithfull a un anno dalla scomparsa (pubblicato su Alias del Manifesto il 1 marzo 2025)
I’m like a curious child, just give me more. (Guilt, da Broken English)
Nel settembre del 1967 il fotografo John d Green pubblicò un volume intitolato Birds of Britain. Non è un libro di ornitologia. Il volume raccoglie cinquantotto ritratti, «spiritosi e non convenzionali», delle ragazze della Swinging London: attrici, modelle, aristocratiche, stiliste, proprietarie di boutique e cantanti. Tutte donne che, swingando, svolgevano una professione (a parte le nobili), ma che all’epoca non potevano aprire un conto in banca a proprio nome, intestarsi un mutuo o avere una carta di credito, perlomeno non senza la firma del padre o del marito, anche se loro, le Birds, guadagnavano di più. Solo nel 1975 il Sex Discrimination Act avrebbe cambiato le cose. Nel frattempo, nel 1970 era arrivato l’Equal Pay Act, e nel 1973 il Matrimonial Causes Act. Fino ad allora, infatti, mariti e mogli non erano uguali davanti alla legge: i primi potevano divorziare per adulterio, le seconde no, il che rendeva difficile liberarsi da relazioni oppressive o violente. Per dirla tutta, fino agli anni Settanta alle donne non accompagnate si potevano anche rifiutare gli alcolici.

Per abortire legalmente, le Birds della Swinging London avevano dovuto aspettare proprio il 1967, quando fu approvato l’Abortion Act. Ne sapeva qualcosa Marianne Faithfull, che ebbe un aborto clandestino all’inizio del 1965, dopo una notte di sesso con Gene Pitney. A maggio dello stesso anno sposò John Dunbar, proprietario della Indica Gallery, e a novembre partorì Nicholas, che sarebbe rimasto il suo unico figlio. Di aborti, spontanei e volontari, ne avrebbe avuti diversi altri.
Bird nel senso di “giovane donna, fidanzata”, è “un termine usato soprattutto dagli uomini”, dice l’Oxford Dictionary. Il libro fotografico fu un enorme successo, vendette sessantamila copie in un epoca in cui i “coffee table books” ne vendevano tremila. Ci furono articoli, serializzazioni, apparizioni televisive; i genitori, soprattutto quelli di sangue blu, si infuriarono (Lady Mary-Gaye Curzon è ritratta coperta di olio della coppa motore nero come la pece); ci fu una festa di lancio al Sibylla’s, il locale che per un paio di anni fu il luogo di ritrovo della nuova élite di rockstar e celebrità. Il fotografo, l’art director e alcune ragazze fecero un tour promozionale negli USA con tanto di partecipazione all’Ed Sullivan Show. Tra le Birds c’erano Jane Birkin, Julie Christie, Charlotte Rampling, Pattie Boyd, Mary Quant, Susannah York, Dusty Springfield, Jane Asher e ovviamente Marianne Faithfull. Furono pagate per quel lavoro? «Non ci hanno mai dato un penny – disse Faithfull in un’intervista del 2002 – La gente faceva un sacco di soldi con noi».
Proprio magici quegli anni di Muse & Icone (per “ninfa” Marianne Faithfull era fuori tempo massimo, non essendo più nullipara) che tanto veneriamo. «Ci vestivamo come damigelle e principi medievali, pirati, madonne preraffaellite, papi, ussari, cappellai matti e creature in visita da un altro pianeta», scrive in Memories, Dreams and Reflections (2008). Sembra davvero tutto meraviglioso, in retrospettiva. Lo dice anche Susan Sontag che, come Faithfull, odiava sentirsi una vittima. Riflettendo su quei tempi, ne rimpiange l’audacia e l’ottimismo e, identificando i due poli del sentimento moderno nella nostalgia e nell’utopia, scrive: «Forse la caratteristica più importante dell’epoca che ora porta l’etichetta di anni Sessanta era che ci fosse così poca nostalgia. In questo senso, fu davvero un momento utopico».
Nella coppia, tuttavia, i rapporti erano piuttosto tradizionali. Marianne Faithfull dice di aver fatto quello che Paul McCartney aveva chiesto a Jane Asher, abbandonare la carriera: «Ero la consorte, la mia carriera avrebbe distratto l’attenzione dall’immagine che Mick voleva dare di sé. Non volevo entrare in competizione, ma alla fine ho deciso che recitare andava bene perché era molto diverso da quello che faceva lui. E poi, fuck me, si è messo anche a recitare!»

Per lei, che da ragazza immaginava di studiare a Oxford o Cambridge, la priorità era il lavoro: «Gli uomini non erano quello che volevo, ma ero troppo carina per essere lasciata in pace». Dopo il raid della polizia a Redlands, la casa di Keith Richards nel Sussex, la sua vita cambia radicalmente: «Una donna in quella situazione diventa una sgualdrina e una cattiva madre. [Gli Stones] ne uscirono con una reputazione amplificata di fuorilegge pericolosi e affascinanti, io fui distrutta dalle stesse cose che rendevano loro ancora più attraenti». Perde tre ruoli in altrettanti film, è convinta che la sua carriera sia finita.
Eppure non riusciva a scrollarsi di dosso l’immagine che le avevano appiccicato di “bambola pacchiana” declinata in versioni della stessa Barbie: la Figlia della Baronessa, la Popstar Angelica, la Fidanzata della Rockstar. Marianne Faithfull tenta il suicidio mentre è in Australia per girare Ned Kelly (perderà il lavoro, ovviamente). Dopo sei giorni riapre gli occhi, wild horses couldn’t drag me away ecc, ma all’epoca non poteva sapere che le 150 pasticche di Tuinal che aveva ingurgitato avrebbero lasciato un segno indelebile sul suo fegato. La tbc da bambina, il coma, l’eroina, le fratture a mandibola, coccige, sacro, spalla, le protesi che si infettano, il cancro al seno, il fegato distrutto dall’epatite ma rimesso a nuovo da una cura miracolosa; enfisema, polmonite da covid, artrite al braccio e alla mano sinistri, con cui scriveva: le cartelle cliniche di Faithfull occupano più spazio dell’Enciclopedia Britannica e sono la cronaca fedele di una vita vissuta pericolosamente a cominciare proprio dagli anni della Swinging London.
C’è voluto tempo ed energie per separarsi dagli Stones. Quando viveva a Parigi, l’unica foto insieme a Mick Jagger la teneva nel bagno. Gli anni Sessanta sono l’epoca a cui è stata associata per tutta la vita, ma la storia più lunga e interessante è quella dei lunghi decenni successivi, quando diventa l’artista che voleva essere. La sua vera storia comincia negli anni Settanta, con una prima morte e una faticosa resurrezione, quasi a dispetto di se stessa.
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